Letture

"Una settimana all'aeroporto" di Alain de Botton

Dopo aver letto, anzi divorato, "L'arte di viaggiare" di Alain de Botton, libro che ho amato moltissimo, probabilmente non solo per il tema a me caro ma anche per il momento ed il luogo in cui l'ho letto (luna di miele, su un'amaca a Bora Bora), ho deciso che era giunto il momento di leggere un secondo libro dello stesso autore che, la scorsa estate, mi aveva regalato qualche ora di lettura davvero piacevole. La scelta non poteva non ricadere su "Una settimana all'aeroporto", libro che l'autore ha scritto durante la sua permanenza durata una settimana all'interno del Terminal 5 dello scalo londinese di Heathrow.

Copertina del libro "Una settimana all'aeroporto" di Alain de BottonSenza dubbio un esperimento unico nel suo genere che colpisce ed incuriosisce. Il libro era sulla mensola di casa mia già da troppo tempo e, ogni volta che lo guardavo, mi sentivo quasi in colpa per non averlo ancora letto! Praticamente mi chiamava! Ed ecco che finalmente oggi ho potuto dedicargli un paio d'ore e, come era accaduto per il precedente, anche questo libro di de Botton si è rivelato essere una lettura davvero piacevole! La mia sensazione circa questo autore non è cambiata, anzi, si è confermata: è acuto, intelligente, capace di passare in poche righe da un argomento apparentemente scherzoso ad un argomento serio, che ti fa ragionare su questioni che non avresti mai pensato di affrontare leggendo un libro del genere. Questo tipo di libri rientra assolutamente nella categoria dei libri che mi catturano. Quelli con i quali non passo semplicemente due ore di relax ma che mi lasciano anche qualcosa su cui ragionare. Il libro è suddiviso in vari capitoli: "Avvicinamento", "Partenze", "Oltre i check-in", "Arrivi". Per ciascun capitolo l'autore racconta episodi, momenti, attimi di vita vissuta delle persone che lavorano nello scalo londinese e dei viaggiatori, che arrivano e che partono. E tutti questi momenti regalano all'autore spunti di riflessione. Non crederete mai quanti fino a quando non avrete letto il libro. Capitolo: "Partenze". L'autore racconta di un uomo che, arrivato a meno di quaranta minuti dalla partenza del suo volo, vistasi rifiutare la possibilità di salirvi dagli addetti al check-in, inizia ad inveire contro il personale dello scalo, ad urlare e a dare in escandescenze. Ora, vista così, la scena non è niente di che. Di persone arrabbiate ne incontriamo quotidianamente e ovunque. Ma se considerate che questa scena ispira l'autore al punto di fargli scrivere: "Mi viene in mente un trattato del filosofo romano Seneca, De ira, scritto a beneficio dell’imperatore Nerone, e in particolare la sua tesi secondo cui la causa ultima della rabbia è la speranza. Ci arrabbiamo perché siamo troppo ottimisti e poco preparati alle frustrazioni endemiche dell’esistenza. Un uomo che si mette a urlare ogni volta che perde le chiavi o viene respinto al check-in denota una fiducia commovente ma sconsideratamente ingenua, in un mondo in cui le chiavi non si smarriscono mai e i programmi di viaggio restano sempre e comunque immutati.”, converrete con me che evidentemente, questo autore, sta facendo del suo libro un qualcosa di inaspettato, almeno ad una prima rapida scorsa. E vi assicuro che non sono forzature. Ci stanno tutte. Anzi, studiando le altre opere di de Botton ci si rende conto che l'autore è avvezzo a questo genere di cose. Sono la sua caratteristica. Elementi che, a mio modo di vedere, rendono i suoi racconti davvero piacevoli ed interessanti. Il libro è pieno di spunti del genere. Così come lo era stato "L'arte di viaggiare", in cui grandi artisti si trasformavano in guide turistiche. Degna di nota la scelta di inserire così tante foto nel libro, così come era accaduto per "L'arte di viaggiare". In questo caso l'autore è stato accompagnato da un fotografo professionista. E si vede! Le fotografie sono l'elemento in più che arricchisce, completa e rende ancor più piacevole la lettura. In definitiva, un testo che consiglierei senza ombra di dubbio a chiunque desideri passare due ore leggendo un libro davvero originale. Un reportage ironico e filosofico sulla vita quotidiana ai tempi dei jet e dei voli di linea.

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